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La mia vita privata
Sono nato a Vittorio Veneto il 5 giugno 1891 da famiglia della
modesta borghesia, severa, economa, dignitosa che conosceva il sacrificio
che i limitati mezzi impongono a gente che sente la dignità al punto
di mai chiedere e, nel limite del possibile dare.
All'età di 15 anni ho perduto mio padre, uomo semplice, buono,
ma di una severità e durezza di carattere tale, da imporre alla
famiglia una condotta di assoluto riserbo. Mia madre adorava quest'uomo
forte, che nel suo quotidiano lavoro e nella famiglia, trovava ogni
immaginabile gioia. La sua malattia durò sei mesi: durante tale
periodo m'insegnò a tenere i conti di casa, a trattare gli affari,
a dirigere la piccola distilleria di alcool che possedeva, mi parlò
del suo male, della sua prossima morte, m'indicò il cumulo di responsabilità
alle quali andavo incontro.
«Tu dovrai governare la famiglia, tua madre ha bisogno di una guida
forte; essa è troppo dolce, infinitamente buona, per affrontare
le difficoltà della vita». Mia madre fu erede universale, ma io
divenni l'amministratore dei beni.
Eravamo tre fratelli, una sorella, io il maggiore; la sostanza
modestissima si presentava appena sufficiente per permetterci col
più assiduo sacrificio e qualche debito, di compiere i nostri studi.
L'avvenire mi si presentava triste, in un paese piccolo, senza risorse,
sito di villeggiatura per gente allegra che cerca riposo nei divertimenti.
Persuasi mia madre a rinunciare alla gestione diretta dell'azienda,
fittai tutto, compreso una cinquantina d'ettari di terra e creai
ai miei un reddito fisso sufficiente per superare le quotidiane
difficoltà. Imiei fratelli, molto minori, potevano frequentare ancora
le scuole locali.
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