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DE MIN
TORVISCOSA'S ARCHITECT
Almost all the buildings in Torviscosa have been projected by architect
De Min. Both the agricultural agencies and the dormitories are architect's
Giuseppe De Min works, who also projected the typical house for
the hired farmers. This model has got all the typical elements of
the rural house, as the kitchen's overdimensioning, thought as the
place for social domestic life (33), the external staircase, the
use of shutters, the porch that protects from the sun and the hot
humid summer days, the wide external chimney, peculiar of the friulan
architecture.
La
quasi totalità delle costruzioni di Torviscosa sono state
progettate dall'Architetto De Min.
Sia le agenzie agricole che i dormitori sono opera dell'architetto
Giuseppe De Min il quale progetta anche la casa di abitazione tipo
per la famiglia del salariato agricolo. La costruzione è pensata
per due nuclei familiari; ma è raddoppiabile attraverso la semplice
aggregazione del modulo tipo. Essa è costituita da due piani (quello
superiore servito dalla scala esterna) identici nella distribuzione
degli spazi: una cucina di vaste dimensioni disposta a L è fiancheggiata
da un corridoio che disimpegna due ampie camere. L'ingresso è protetto
da un porticato vicino al quale sono le rimesse per gli attrezzi
agricoli. Il modello propone gli elementi tipici della casa rurale,
come il sovradimensionamento della cucina pensata come luogo della
vita sociale domestica (33), la scala esterna, l'uso di scuri, la
presenza del porticato che protegge dal sole e dalla calura estiva,
l'ampio camino esterno caratteristico dell'architettura spontanea
friulana. Tale modello troverà applicazione, pure con varianti distributive
interne più articolate e complesse nelle 'agenzie'; come nucleo
abitativo aggregato al complesso delle stalle e delle rimesse, nel
borgo Malisana come elemento il quale costituisce il tessuto abitativo
che verrà riproposto anche in tempi successivi. Oltre alla realizzazione
di tutti i fabbricati rurali, all'architetto De Min è demandato
il compito della progettazione della fabbrica e del nucleo urbano
previsto accanto a questa. La scelta del progettista a cui affidare
l'ambizioso incarico con tempi di realizzazione ristretti, cadde
su un architetto milanese, imparentato con Marinotti, che non era
tra i più conosciuti, ma che comunque aveva già effettuato in precedenza
lavori per la SNIA. L'incarico di Torviscosa rinsalda quindi una
collaborazione dell'architetto con l'azienda, che avrà un lungo
seguito. De Min, infatti, sarà l'architetto di fiducia di Marinotti
per tutto il periodo in cui questi rimarrà presidente della SNIA
e si impegnerà non solo a Torviscosa, ma anche a Milano, Varedo,
Cesano Maderno, dovunque vi fossero interessi della Società o di
Marinotti così, ad esempio gli verrà affidato anche il restauro
di Palazzo Grassi a Venezia, acquistato nel 1949 dalla Società immobiliare
Veneta presieduta da Marinotti. La figura di De Min, architetto
della generazione di Portaluppi e Muzio, può quindi essere letta
come quella dell' "architetto del principe", onesto e valente tecnico,
capace di dare risposte, in tempi brevi, ai desideri del committente.
Mentre era impegnato nei progetti per Torviscosa, De Min realizzava
anche un'interessante autorimessa nel centro di Milano. Che l'incarico
fosse affidato a De Min appare significativo se si considera che
Marinotti, Presidente della Provincia di Milano, aveva contatti
con numerosi architetti. Infatti, mentre il Marinotti industriale
era tutto preso dalla realizzazione di Torviscosa, il Marinotti
politico si era impegnato nella creazione di "borgate semirurali"
nella provincia di Milano. Queste, nei progetti di Piero Bottoni
e Mario Pucci, giungevano a soluzioni tipologiche e formali "razionalistiche"
di estremo rigore compositivo. Il progetto urbanistico-architettonico
di Bottoni e Pucci, redatto assieme a un'indagine sulla situazione
delle case operaie che faceva uso di una documentazione fotografica
di immediata efficacia, proponeva infatti una serie di interventi
contro la segregazione degli strati operai meno qualificati. Partendo
dall'analisi dei flussi di traffico e dal problema dei trasporti
collettivi dalla residenza al luogo di lavoro, il progetto intendeva
creare un nuovo equilibrio nel rapporto città-campagna. Le "borgate
semirurali" erano pensate come insediamenti operai decentrati ma,
nel contempo, inseriti nel sistema di relazione con i luoghi della
produzione. In questo modo i due architetti davano una soluzione
che usciva dall'usuale schema di dipendenza tra casa operaia e fabbrica,
proprio del paternalismo industriale e riproposto invece a Torviscosa.
Vale forse la pena di ricordare che, a partire dal 1928, la nuova
figura professionale dell'architetto "integrale" quale si andava
configurando con l'istituzione delle nuove facoltà di architettura,
assommava anche quella dell'urbanista, con il compito di impostare
e di risolvere i problemi non solo della città ma anche del territorio.
L'urbanistica veniva intesa come strumento che serviva a dare soluzioni
tecniche alle direttive di politica economica del governo che portava
a un cambiamento nell'uso del territorio (bonifiche, specializzazioni
o cambiamenti delle colture, infrastrutture), e dunque alla redazione
dei piani. All'interno di questo quadro, la nuova figura professionale
dell'architetto, che deve conciliare arte e tecnica, definisce anche
conoscenze e competenze particolari come quelle dell'architettura
e dell'urbanistica rurale, che era stato uno dei temi trattati dal
1° Congresso dell'Istituto Nazionale di Urbanistica, tenuto a Roma
nel giugno del 1937. Il piano rurale si proponeva di creare una
organizzazione di servizi nelle campagne, per migliorare le condizioni
sociali della popolazione secondo un disegno di ristrutturazione
del territorio a ampio respiro. Risale al 1936 la pubblicazione
del libro di Giuseppe Pagano e Guarniero Daniel su 'L'architettura
rurale italiana", che era stato preceduto da alcuni scritti dello
stesso Pagano su "Casabella". Il testo si presenta come una indagine,
condotta regione per regione, attraverso le varie tipologie e gli
elementi costruttivi, per dimostrare la logicità e la razionalità
che le forme dell'architettura minore e spontanea avevano raggiunto.
La campagna fotografica, condotta dallo stesso Pagano, assumeva
l'aspetto di un "immenso dizionario della logica costruttiva dell'uomo
creatore di forme astratte e di fantasie plastiche spiegabili con
evidenti legami con il suolo, con l'economia, col clima, con la
tecnica". La divisione in tipi formali seguita da Pagano diventava
uno strumento critico per la formazione di differenti repertori
e, nelle intenzioni dell'autore, avrebbe dovuto diventare un efficace
strumento per una professionalità nuova. In effetti, nell'opera
di Pagano l'architettura rurale costituiva un pretesto, anche se
profondamente ancorato alla cultura italiana, per portare avanti
tesi e principi atti a aggiornare il dibattito sull'architettura
"razionale". Il testo ebbe una notevole diffusione e era noto a
De Min che, come abbiamo già rilevato, lo annoverava nella sua biblioteca.
Obiettivi differenti si proponeva invece il manuale di Dagoberto
Ortensi sull'edilizia rurale, pubblicato nel 1931 e ristampato dieci
anni dopo. Il testo, un repertorio formale di esempi presentati
come una efficace rubrica per l'applicazione pratica, era piuttosto
rispondente alla finalità del regime di legare nuove masse contadine
alla terra, il che figurava anche negli obiettivi delle varie bonifiche.
Su l'Enciclopedia italiana, alla voce "bonifica", redatta da Arrigo
Serpieri, si può leggere infatti: "la ruralità è sicura garanzia
della perpetuità della stirpe: certi fenomeni degenerativi della
civiltà capitalistica sono proprio nel mondo delle città, delle
industrie, dei traffici, non di quello veramente rurale... Il grado
di ruralità, misurato non tanto dalla percentuale di popolazione
agricola sulla totale, quanto dalla percentuale di quella particolare
popolazione agricola che è costituita da categorie coloniche, cioè
da contadini legati alla terra con rapporti stabili, continuativi
di lavoro, ha per la dottrina fascista fondamentale importanza perché
i rurali così intensi, rappresentano nella campagna nazionale un
fattore di coesione, d'ordine, disciplina, di sobrietà di costumi,
di alto sentimento familiare". L'architetto doveva contribuire,
con le sue competenze specifiche, a tale piano e "creare un ambiente
rurale rispondente alle nuova esigenze della vita e della agricoltura".
Negli stessi anni gli architetti del Gruppo Toscano, allora impegnati
nella costruzione della nuova stazione ferroviaria di Firenze, portavano
avanti, con Nello Berardi. una indagine fotografica sull'architettura
rurale in alcune zone della Toscana. Questo studio in seguito era
stato esposto, accanto a alcuni disegni di soggetto analogo di Ottone
Rosai, in una mostra sull'architettura rurale in Toscana. La comunanza
di interessi per questo tema fra gli architetti fiorentini e Rosai
era stata poi ribadita nelle due tempere eseguite dal pittore per
il ristorante della stazione una trasposizione lirica dei paesaggi
toscani fotografati da Berardi e tuttora esposti all'interno della
stazione. Ed è ancora nell'ambiente fiorentino dell'Istituto di
Geografia dell'Università che maturano una serie di studi sulle
differenti tipologie delle architetture rurali in alcune regioni
d'Italia. Questo Istituto era diretto dal friulano Renato Biasutti
autore, nel 1938, di "La casa rurale in Toscana" primo titolo di
una collana in seguito arricchita dai testi di Bruno Nice su La
casa rurale nella Venezia Giulia 1938, di Giuseppe Franciosa su
La casa rurale in Lucania 1940, e di Emilio Scarin su La casa rurale
in Friuli 1943.
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